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Confabitare: compravendite sempre più multietniche sotto le due torri

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Bologna. Il sogno di comprare una casa non è più un'esclusiva degli italiani, più o meno benestanti che siano. Oggi, gli immigrati, tra le tante aspettative ed aspirazioni, coltivano anche quella di acquistare una casa nella città dove vivono e dove hanno deciso di far crescere i loro figli. Insomma, gli stranieri residenti in città entrano prepotentemente nel mondo delle compravendite immobiliari e, non deve sorprendere, se oggi, quasi 10 nuovi proprietari su 100, sotto le Due Torri, parlano un'altra lingua, sono perfettamente integrati e, "dulcis in fundo", hanno un lavoro dignitoso che permette loro di pagare la rata del mutuo. E' la fotografia che emerge da un'indagine di CONFABITARE – associazione proprietari immobiliari - che disegna un quadro positivo e sempre più "multietnico" del mercato immobiliare cittadino.
Bologna, spicca tra le province italiane, come una delle più "gettonate" dalla popolazione straniera: la percentuale di immigrati nel territorio comunale si attesta intorno al 7,52% e nel periodo Gennaio 2013– Dicembre 2013, le compravendite effettuate da famiglie straniere hanno costituito l'8,7% del totale delle transazioni concluse nel Comune di Bologna; il dato sale al 10,5% se si prende in considerazione l'intera provincia. Si tratta, comunque, di un fenomeno in continuo movimento con una crescita del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2012 nel Comune di Bologna e del 2% in provincia.
"E' un fenomeno sociale che non può più essere ignorato – afferma perentorio Alberto Zanni, presidente nazionale di CONFABITARE – Gli stranieri che riescono a comprare casa sono in continuo aumento e le motivazioni sono tante. A spingere gli immigrati in regola e con un lavoro sicuro e remunerato ad acquistare casa sono diversi fattori" – spiega Zanni. "Innanzitutto, senza nascondersi dietro a false demagogie, permane un atteggiamento di resistenza ed ostracismo degli italiani nei confronti degli stranieri, quando si deve affittare o vendere casa. Inoltre, nel desiderio di acquistare casa, influisce anche un fattore psicologico che tradisce il desiderio di radicarsi, in modo sempre più forte, alla città in cui si abita e in cui si è scelto di offrire un futuro migliore ai propri figli". "Di contralto – conclude Zanni – c'è anche da segnalare un fenomeno piuttosto curioso: gli stessi stranieri che, magari, sono riusciti a comprare una seconda casa, quando decidono di darla in affitto preferiscono come inquilini gli italiani a connazionali o ad altri stranieri".
Indiani, pakistani e bengalesi si dimostrano i più sensibili al richiamo dell'investimento nel "mattone". Dall'indagine di Confabitare risulta, infatti, che di quell'8,7% delle compravendite effettuate da famiglie straniere, il 46% degli immigrati che acquistano casa sotto le Due Torri sono indiani, pakistani e bengalesi. Se rapportiamo il dato con il totale delle transazioni su Bologna, emerge un aspetto interessante: ovvero che, il 4% delle compravendite nel capoluogo emiliano, compresi italiani e stranieri, è attribuibile a queste tre nazionalità. Nazionalità che risultano essere particolarmente presenti anche nel settore del commercio: secondo i dati raccolti dall'Osservatorio Immobiliare di CONFABITARE, i pakistani hanno avviato fino ad oggi ben 224 attività, perlopiù di generi alimentari e bigiotteria, borse e accessori; ebbene, in almeno 82 casi gli stessi gestori pakistani sono anche proprietari immobiliari delle mura dei negozi. Insomma, se, come vedremo in seguito, i cinesi che hanno disponibilità di denaro preferiscono investire nella prima casa, i pakistani, invece, hanno la tendenza a comperare le mura della loro attività commerciale quotidiana. Ancora diversa, invece, la situazione che si delinea per indiani e bengalesi, che, pur avendo avviato alcune decine di attività commerciali sotto le Due Torri, risultano sempre in affitto e nessuno di loro è proprietario del negozio che gestisce. Seguono i romeni e gli albanesi che, da soli, coprono il 31% delle compravendite immobiliari con protagonisti immigrati, il 2,69% delle transazioni totali. Romeni ed albanesi dimostrano di essersi radicati molto stabilmente nella nostra città con attività commerciali anche in proprietà: dei 234 romeni che gestiscono negozi, almeno 25 di loro sono proprietari dell'immobile, mentre dei 185 negozi di cui risultano titolari gli albanesi, 38 sono in proprietà.
Fanalino di coda sono i marocchini che coprono soltanto il 3% delle compravendite fra stranieri a Bologna. I nordafricani, infatti, pur essendo la comunità più numerosa in provincia (11915), è quella che si ritrova con somme meno consistenti di denaro per potere acquistare casa. Un aspetto che contraddistingue la comunità marocchina è l'acquisto, invece, delle attività commerciali (ristoranti, negozi di accessori e bigiotteria ed imprese di pulizia): a Bologna ce ne sono 262, di cui 85 in proprietà, ovvero il 32,44%. Abitudine frequente per la grande maggioranza di proprietari di negozi ed attività, è la tendenza ad adibire il retrobottega a piccola abitazione, dove, molto spesso, convive un nucleo familiare.
Un capitolo a parte merita la fotografia della comunità cinese che, sotto le Due Torri, conta 1950 persone, di cui il 61% abita nel quartiere Navile, mentre seguono a ruota San Donato e San Vitale. La presenza più massiccia di cinesi, però, è concentrata in zona Bolognina, dove vive il 45% della popolazione residente in città, seguita a distanza da Corticella. Emerge chiaramente per la comunità cinese, l'idea di radicarsi e la volontà di ricostruire il tessuto di una vera e propria "Chinatown" sotto le Due Torri. Un dato su tutti, però, è piuttosto eloquente ed è in grado di delineare un quadro chiaro e preciso: il 20% delle compravendite immobiliari fra immigrati a Bologna è coperto da cinesi che, da soli, arrivano a riempire l'1,74% delle compravendite totali. Tradotto vuol dire che, quasi due cinesi su dieci vive in una casa di proprietà.
La comunità cinese è, senza dubbio, quella che investe maggiormente nel "mattone" in città: l'aspetto curioso, però, è che i cinesi non acquistano soltanto case ed appartamenti ad uso abitativo, ma, avendone la possibilità, preferiscono diventare proprietari anche delle attività commerciali che gestiscono, siano essi ristoranti, take-away o negozi di abbigliamento. Dai dati dell'Osservatorio, emerge, infatti, che su 429 attività presenti in città, ben 282 ovvero il 10,42% sono in proprietà. Insomma, i cinesi non si limitano a prendere una residenza o un domicilio, fanno molto di più: tendono a radicarsi e a mettere radici profonde nel territorio in cui abitano, preferendo acquistare in proprietà case, negozi e ristoranti in cui poi lavorano e impiegano familiari e amici connazionali.
Una considerazione a parte merita anche la comunità filippina che sotto le Due Torri resta, comunque, la più numerosa: in città se ne contano 3300, di cui oltre un quinto abita nel quartiere Santo Stefano, mentre gli altri sarebbero distribuiti tra Navile, Saragozza e Toscana; alta la concentrazione di filippini anche nelle aree del centro storico. Un modello insediativo che la dice lunga anche su un fenomeno sociale e cioè che, di preferenza i filippini scelgono di abitare laddove è prevalente la richiesta di servizi domestici e di assistenza rivolti alle famiglie in condizioni più agiate. Molto spesso, i filippini risiedono proprio nelle case delle stesse famiglie che offrono loro un posto di lavoro stabile. L'unico dato di cui siamo in possesso, ci dice che su 28 attività di imprese di pulizie e servizi gestite da cittadini filippini, nessuna risulta in proprietà. Poche anche le case tra Bologna e la provincia, di cui risultano proprietari. Fattori che se sommati insieme, spingono ad una valutazione generale sulla comunità filippina che, al contrario ad esempio di quella cinese, non sente l'esigenza di radicarsi nel nostro territorio, limitandosi, invece, ad accumulare denaro lavorando, ma senza perdere mai di vista il sogno di ritornare nel proprio paese d'origine.

Redazione

La Regione Campania finanzia il restauro del complesso monumentale di Villa Rufolo

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Villa RufoloLa Regione Campania premia il modello di gestione di Villa Rufolo e le nuove proposte progettuali della Fondazione Ravello per la valorizzazione del bene monumentale. Dopo l'acquisizione di finanziamenti per gli interventi posti in essere negli ultimi quattro anni - impianti di irrigazione, illuminazione e videosorveglianza, completamento dei lavori di restauro dell'auditorium di Villa Rufolo e avviamento dell'importante opera di riqualificazione della Torre maggiore, destinata a ospitare il museo della Villa - la Giunta Regionale della Campania, con decreto dirigenziale n. 230 del 08/08/2014, ha ammesso a finanziamento il progetto denominato "Lavori di valorizzazione e restauro del complesso monumentale di Villa Rufolo". L'intervento progettato e proposto da Fondazione Ravello sarà supportato con fondi FESR 2007/2013 nell'ambito dell'Obiettivo Operativo 1.9 Beni e siti culturali - Iniziative di Accelerazione della spesa, per un importo pari a € 3.372.672,91. La pianificazione dell'impegno di spesa, in coerenza con il cronoprogramma dell'operazione, prevede la ripartizione in due tranche del finanziamento sulle annualità 2014 e 2015. Questo nuovo riconoscimento da parte della Regione Campania, che consolida il più ampio "Progetto Ravello", rende merito all'eccellente capacità manageriale messa in campo dalla Fondazione Ravello nei suoi otto anni di gestione di Villa Rufolo, dal 2006 ad oggi, svolti all'insegna dell'efficienza e virtuosa rivitalizzazione del bene culturale. Nella fattispecie, il nuovo intervento di restauro e valorizzazione prevede il rifacimento delle facciate Sud e Ovest della Villa, il completamento degli impianti con la climatizzazione di tutti gli ambienti, la musealizzazione della Torre maggiore, già interessata dalle operazioni di recupero strutturale nell'ambito dei finanziamenti ARCUS. "Accanto all'attività culturale, preziosa, importante, ma effimera nel senso di passeggera, già svolta con il Festival di Ravello – spiega Renato Brunetta, presidente della Fondazione Ravello – le opere di manutenzione e restauro finalizzate a restituire Villa Rufolo all'antico splendore, rappresentano un investimento, significativo e duraturo, per il futuro sociale, culturale ed economico del territorio e della collettività". Per dare un'idea della crescita di Villa Rufolo nella fruizione pubblica, ecco qualche numero: le presenze sono aumentate del 28%, passando dalle 160.717 del 2006 alle 206.455 del 2013, con incassi che hanno registrato un incremento del 44% (da 631.699 euro nel 2006, a 920.704 nel 2013) mantenendo inalterato il costo del biglietto d'ingresso. L'importante opera di valorizzazione e promozione della cultura posta in essere da Fondazione Ravello si esplica anche attraverso i numerosi protocolli di intesa siglati in questi anni, l'ultimo dei quali stipulato il mese scorso con il CNR, partner privilegiato nel progetto di musealizzazione della Torre maggiore di Villa Rufolo. Da sottolineare anche l'opera di recupero della memoria con l'acquisizione al patrimonio della Villa di ottantaquattro volumi della biblioteca Reid, di diciotto opere della pinacoteca e di nove reperti a suo tempo sottratti a Villa Rufolo e recuperati grazie all'attenta opera della Direzione. Villa Rufolo è, da sempre, sede principale e affascinante del Ravello Festival, che all'interno del monumento ospita concerti, spettacoli e, da qualche anno, prestigiose mostre di arti visive: in questi giorni sono visitabili quelle di Tony Cragg, di Wang Guangyi e delle ceramiste dell'Associazione Pandora. "Con il nostro modello di gestione – conclude il direttore di Villa Rufolo, Secondo Amalfitano - intendiamo dimostrare alle nuove generazioni come il passato possa avere una straordinaria importanza e produrre reddito in un mondo mercificato e commerciale. La cultura può essere fonte di progresso e di sviluppo oltre a preservare la memoria storica".

Redazione

Confabitare al Comune di Bologna: avanti con il fondo anticrisi

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ZanniAllarme canoni concordati. A lanciarlo è Confabitare l'associazione di proprietari immobiliari guidata da Alberto Zanni (in foto), che in una lettera inviata al Sindaco Merola e al Vice Sindaco Silvia Giannini chiede l'immediato reintegro del fondo comunale a sostegno dei canoni concordati, che in dieci mesi è già esaurito. Spiega Zanni : "da ottobre 2013 ad oggi del fondo di 500.000,00 euro stanziato dal Comune, con l'erogazione di 1.000 bonus di 500,00 euro, ai proprietari che hanno sottoscritto un contratto a canone concordato, non è rimasto nulla. Il che significa due cose: l'iniziativa ha avuto un indubbio successo, ma proprio per questo il Comune deve impegnarsi per dare nuova linfa al fondo anticrisi sui canoni concordati". Canoni che, osserva Zanni, " si sono rivelati uno strumento prezioso per rilanciare il mercato degli affitti, ma che rischiano di sparire tra non molto se le istituzioni non supporteranno economicamente i proprietari che li sottoscrivono". Il Presidente di Confabitare cita alcuna dati: a Bologna gli affitti concordati sono calati mediamente da 600,00 a 500,00 euro al mese, quindi una flessione intorno al 15%. Poi c'è la mannaia fiscale: prima dell'era Monti (Novembre 2011) l'ICI per chi affittava a canone concordato sotto le due torri era a quota zero, mentre oggi paga il 7,6 per mille di IMU. Un salasso che ha portato molti proprietari a rinunciare a questo tipo di contratti, tanto che dai circa 3.000 all'anno si è passati ai 1.000 attuali, come dimostrano i bonus erogati dal Comune. " La situazione è seria - chiosa Zanni - i proprietari sono in ginocchio fra tasse, mercato in crisi, calo degli affitti e quant'altro. Per questo chiediamo al Comune di riattivare il fondo e ripartire da Settembre con nuovi contributi una tantum per i canoni concordati. Sarebbe un gesto apprezzato da tutti, proprietari ed inquilini".

Redazione

TASI, Confabitare ricorre al TAR

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È iniziato il conto alla rovescia per il pagamento della prima rata della TASI – in scadenza a Bologna il 31 luglio – e Confabitare riattizza il fuoco delle polemiche. L'associazione dei proprietari immobiliari guidata da Alberto Zanni ha presentato ricorso al TAR contro il provvedimento così come è stato applicato dal Comune, in quanto " viola lo spirito della legge che ha introdotto l'imposta e discrimina pesantemente chi ha il solo torto di possedere una casa". Spiega Zanni : " Tasi significa tassa sui servizi indivisibili come illuminazione pubblica, pulizia e asfaltatura delle strade, ecc.., che evidentemente interessano tutti i cittadini, proprietari o inquilini che siano, se nonché a Bologna si è trovato il modo di stangare solo i primi. Il perché è presto detto. Sulle prime case, continua Zanni, viene applicata la Tasi a carico dei proprietari e con l'aliquota massima al 3,3 per mille; sulle seconde case si applica esclusivamente l'IMU anche questa tutta a carico dei proprietari, mentre in quasi tutte le altre città si applica l'IMU ridotta, integrata da una quota di Tasi, e quindi anche gli inquilini concorrono al pagamento dell'imposta". Morale della favola: sotto le due torri la ( ennesima) stangata sui proprietari è servita. Di qui il ricorso al Tar da parte di Confabitare ."Merola e compagni – tuona Zanni - continuano a trattare i proprietari come un bancomat a cui attingere a piene mani per riempire le esangui casse comunali. Vorrei ricordare , al riguardo che negli ultimi tre anni la pressione fiscale sugli immobili a Bologna è aumentata del 200%. Credo che sia ora di dire basta".

Redazione

Il neo campione NBA Marco Belinelli in visita ad Automobili Lamborghini

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Lamborghini BenelliNiccoliSant'Agata Bolognese -- Il cestista Marco Belinelli, il primo ed unico italiano entrato nella storia sportiva per aver vinto il titolo NBA nella stagione 2013-2014 con i San Antonio Spurs, ha visitato la Casa di Sant'Agata Bolognese. Marco Belinelli è anche il primo italiano ad aver vinto l'NBA Threepoint Shootout (la gara da 3 punti) all'NBA All-Star Weekend 2014.
Accolto da Ranieri Niccoli, Direttore Industriale di Automobili Lamborghini, Marco Belinelli ha potuto ammirare da vicino la Lamborghini Aventador LP 700-4, in entrambe le versioni coupè e roadster, e la nuova Huracan LP 610-4 che da pochi mesi dal suo debutto ha già riscosso un grande successo tra i clienti di tutto il mondo. Ha inoltre visitato il Museo, che custodisce le vetture storiche Lamborghini, e lo stabilimento di produzione dove vengono assemblate le supersportive più ambite al mondo. La visita di Marco Belinelli si è conclusa con un test ride a bordo di una Aventador LP 700-4 Roadster insieme a Mario Fasanetto, test driver e collaudatore della Casa del Toro.
''E' stata per me un'esperienza unica e la realizzazione di un sogno che avevo fin da bambino, quando vedevo sfrecciare le Lamborghini Diablo vicino a casa. Salire poi a bordo dell'Aventador è stata un'emozione fortissima che spero di ripetere presto'' ha commentato Marco Belinelli.

Redazione

Vacanze. La magia ed il fascino di una camminata ad alta quota

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arrampicataCome ogni estate l' escursionista appassionato d'avventura sente come per magia un richiamo, una sete non appagata, e trova la propria pace solo assaporando le intense emozioni che si creano tra il silenzio assoluto delle cime più alte, dove l'unico rumore è il sibilo del vento. Molti potrebbero pensare che il desiderio fondamentale sia quello di fuggire dalla città caotica, ma per il vero alpinista si tratta in realtà di qualcosa di totalmente diverso dalla fuga....il cielo ed il silenzio miscelati alla concentrazione ed allo sforzo fisico generano uno stato fisico-mentale-adrenalinico che non trova paragoni. La scoperta di itinerari diversi, di nuove vie, è la grande sfida dell'appassionato di alpinismo, che è continuamente alla ricerca di una nuova immagine dietro ogni scorcio di roccia. Una passione che avvolge anche gli inesperti, che quasi sempre rimangono affascinati in questo ritrovarsi in un nuovo stato dell'essere che inspiegabilmente, come una droga "positiva", fa scattare la voglia della continua ricerca e miglioramento della performance fisica, tecnica oltre che della sfera psicologica. Una delle vie ferrate più affascinanti, che per media difficoltà è palestra di primo approccio per i nuovi aspiranti alpinisti, è nei pressi della "perla delle Dolomiti", la magica Cortina, e precisamente sul Monte Cristallo. La Via Ferrata Ivano Dibona è una delle classiche tra le ferrate delle Dolomiti, che nel passare attraverso antiche trincee della guerra del '15-'18, regala indelebili segni storici e panorami affascinanti. Partendo dal rifugio G. Lorenzi ( 2.932 m.), si impiegano circa 6 ore per completare l'intero percorso. Dopo le prime piccole difficoltà e un passaggio che consente di vedere resti di appostamenti militari della prima guerra mondiale, attraversato un piccolo tunnel, si arriva al ponte sospeso, passaggio che per i non esperti può creare un po' di timore, che regala una vista da incanto dove lo scatto di alcune foto è irresistile. Il sentiero Dibona prosegue poi, sempre in cresta al Cristallo, tra numerosi ponti e fortificazioni fino ad arrivare al Vecio del Forame, unica via per scendere in alla Val Padeon dove raggiunto il rifugio Son Forca si ritorna al punto di partenza.

Daniele Baldini

Alberani (Cisl Area metropolitana bolognese): Cup 2000 sospendere la scelta della riorganizzazione

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alberaniA seguito delle dimissioni annunciate dal presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, una serie di questioni sindacali aperte, tra queste la vicenda Cup 2000, meritano, secondo la Cisl Area metropolitana bolognese, un'attenta rivalutazione.  Cisl e Fisascat metropolitani, consapevoli dell'importanza e del ruolo strategico dell'azienda, hanno da sempre espresso giudizi critici sulla riorganizzazione della società ed in particolare sul documento della Regione "Piano strategico operativo" che, secondo il sindacato, "non garantisce pienamente l'occupazione". In vista della convocazione dell'assemblea dei soci (Regione E.R. Comune di Bologna e Ferrara e aziende Usl regionali), prevista per mercoledì 30 luglio, il segretario generale della Cisl Area metropolitana bolognese, Alessandro Alberani ( in foto), chiede che "l'approvazione del 'Piano strategico operativo', prevista nell'ordine del giorno, venga sospesa e rinviata dopo l'elezione del nuovo presidente e della nuova giunta della Regione Emilia Romagna".
"La richiesta assume una valenza ancor maggiore – ricorda il segretario metropolitano - proprio perché Vasco Errrani si fece garante, personalmente, in occasione di un Tavolo convocato in Regione, del problema occupazionale dei dipendenti di Cup 2000". "Continuiamo – conclude Alberani – ad essere disponibili ad un confronto per migliorare l'operatività di Cup 2000, mantenendo però la mission originale dell'azienda, che per le caratteristiche possedute ha fino ad ora garantito una rete di servizi capillare su tutto il territorio e una trasparenza nell'erogazione dei servizi sanitari ai cittadini".

Redazione

L’Ambasciatore tedesco Reinhard Schaefers in visita alla Lamborghini

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Lambasciatore LamborghiniCon l'Ambasciatore in visita alla  Lamborghini una delegazione di imprenditori tedeschi
Automobili Lamborghini ha ospitato, la scorsa settimana, nella sua sede di Sant'Agata Bolognese la visita dell'Ambasciatore tedesco Reinhard Schaefers e di un gruppo di imprenditori italiani e tedeschi di aziende leader della meccanica, invitati da Confindustria e dalla corrispondente organizzazione tedesca, la BDI (Bundesverband der Deutschen Industrie), d'intesa con l'Ambasciata della Germania in Italia. La visita si inserisce all'interno del "Meeting italo-tedesco verso una piattaforma meccanica europea" in programma presso l'Alma Graduate School di Bologna, finalizzato a definire gli aspetti chiave e le questioni strategiche per l'industria meccanica in Italia e in Germania. L'incontro ha l'obiettivo di formulare proposte concrete ai rispettivi Governi e a sviluppare relazioni più
strette tra le imprese italiane e tedesche.
Lamborghini è stata selezionata in quanto esempio di azienda italiana automobilistica di eccellenza. Gli imprenditori, accolti da Umberto Tossini, Direttore Risorse Umane e Organizzazione, sono stati condotti nel cuore del comparto produttivo di Sant'Agata Bolognese, dove escono ogni giorno le
supersportive Huracán e Aventador. La visita è proseguita al Museo, dove gli ospiti hanno potuto ammirare numerosi esemplari storici, dalla prima Lamborghini prodotta, la 350 GT, alla Miura, alla Countach, fino alle serie limitate come la Sesto Elemento. Nel pomeriggio la delegazione ha visitato la Ducati, anch'essa del Gruppo Audi e quindi esempio concreto di collaborazione tecnologica tra Germania e Italia.

Redazione

Pagamenti elettronici: inutili senza una vera riforma fiscale

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POSL'introduzione del POS deve essere sostenuta da una riforma fiscale che preveda deduzioni delle spese dal reddito complessivo. Questa è l'unica strada per colpire l'evasione fiscale e dare più potere d'acquisto alle famiglie
L'introduzione dei pagamenti elettronici per importi superiori ai 30 euro nella sostanza si sta rilevando più come una mossa propagandistica che altro, mettendo in evidenza, negativamente, la solita politica, all'Italiana, inefficace nella concretezza delle linee da seguire sul fronte della lotta all'evasione fiscale e del sostegno alle famiglie . A fronte di questa riflessione troviamo la norma che obbliga, dal 30 giugno, gli esercenti di dotarsi e attivare il Pos, norma che però non prevede sanzioni per gli inadempienti. Il sistema dei pagamenti elettronici, pur se l'unica strada per combattere l'evasione, così regolato è orfano di riforme specifiche, precisamente riforme fiscali, su cui su cui fare leva per trasformare le abitudini sociali dei cittadini. Si dovrebbe incentivare il consumatore all'utilizzo dei pagamenti a mezzo di carta elettronica, senza soglie di costo, facendo portare in deduzione dal reddito lordo le reali spese sostenute ( esempio: se un lavoratore dipendente ha un reddito annuo di 25.000 €. e per il mantenimento della famiglia sostiene spese per 23.000,00 € pagherà le imposte solo su 2.000,00 € ). Il nuovo metodo di calcolo delle imposte eliminerebbe l'attuale sistema delle detrazioni colpendo esclusivamente il reale reddito del contribuente, dando così un segno di giustizia fiscale e sociale. Una vera rivoluzione fiscale senza la quale il sistema Italia non si riuscirà a ridare energia al sistema Italia e rilanciare consumi ed occupazione.

Daniele Baldini

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