Crisi USA
Obama aveva annunciato di voler salvare l’America dalla crisi e dai debiti, ma a quanto pare, sembra non esserci riuscito. La grave situazione economica e finanziaria degli Stati Uniti, adesso, sta avendo pesanti ripercussioni sulla situazione dei mercati internazionali. Dopo l’approvazione del provvedimento i primi allarmanti segnali. Crollano i titoli delle banche, mentre resistono i Btp e le obbligazioni tedesche. Una serie di dati ci indicano la strada da seguire per i prossimi investimenti finanziari. Va bene investire in beni rifugio come immobili e oro, ma se non si sottoscrivono titoli si evita di immettere liquidità nel mercato con il rischio di paralizzare gravemente intere economie.
Certo sottoscrivere titoli fallimentari non è una buona idea e in questo particolare momento bisogna agire con cautela scegliendo i prodotti giusti. Intanto meglio stare lontani dalle obbligazioni e da altri titoli emessi dalle banche che stanno subendo i maggiori contraccolpi della crisi dei mercati. Sul fronte dei titoli azionari, meglio puntare su quelli emessi da aziende solide e innovative, anche se per ora bisogna escludere quelli tecnologici che sono in perdita. Per non rischiare troppo si può investire sui BTP che resistono alla crisi con dei buoni rendimenti. ll rischio di default americano ha avuto ripercussioni anche oltreatlantico. Attendendo il voto del Congresso gli scenari più neri sono stati evocati in Europa e in Asia. I Paesi asiatici nel complesso hanno circa 3mila miliardi di dollari di riserve valutarie in titoli Usa, di cui oltre 1.160 miliardi detenuti dalla sola Cina, ma anche il Giappone ha forti investimenti come, anche se in minor misura, Taiwan, Thailandia, Singapore, India e Corea del Sud. Secondo gli analisti, una perdita di credibilità dei titoli Usa comporterebbe un deprezzamento di numerose valute asiatiche. Da un punto di vista finanziario, l’America naviga in cattive acque, probabilmente verrà varato un nuovo piano d’emergenza che consentirà di sostenere l’economia, ma alla fine questa non è la soluzione, anzi direi che forse la cura è peggiore del male”. I maggiori detentori di Buoni del Tesoro Usa, dopo la Cina con 1160 miliardi di dollari e il Giappone con 1132 miliardi di dollari, sono il Regno Unito con 1124 miliardi di dollari e la Svizzera con 747 miliardi di dollari. Ma quasi la metà del debito il Paese l’ha con se stesso, infatti circa 6000 miliardi di buoni del tesoro, (per la maggioranza fondi fiduciari per finanziare il sistema del welfare e la costruzione di infrastrutture) sono detenuti dalla Federal Reserve e dagli enti governativi statunitensi. L’accordo di oggi rimanda solo la soluzione del problema. La crescita americana è lenta e i tagli alla spesa potrebbero rallentarla ulteriormente.





























