Riflessioni sulle adozioni da parte di coppie omosessuali. Un conflitto ideologico-culturale

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E' bufera sempre più forte sul ddl Cirinnà con l'epicentro sull'articolo 5, la stepchild adoption (l'adozione del figlio del partner), che invece di essere analizzato, discusso e valutato nel reale contesto sociale del nostro paese si è trasformato nella nuova frontiera ideologico-culturale, quasi un fatto di rivincita "infantile" personale, come quando da bambini nella partitella nel campetto della parrocchia, al negato passaggio veniva proferita la frase: " il pallone è mio....! " e la festa finiva.
Nel dibattito politico e mediatico forse per una mia disattenzione, non ho mai sentito discutere di:

- quanti casi di tale tipo di adozione vi potranno mai essere se fosse approvata tale norma? Ritengo – a tale riguardo - che sarebbero rari o almeno ben poco frequenti in quanto il minore deve essere orfano perché sia adottabile (salvo casi particolari);
- dell'età del minore, già ora, dai 12 anni in poi viene sentito il parere del ragazzo/ragazza circa l'adozione e se ha più di 14 anni è necessario il suo consenso;
- che oggi sia possibile, a meno che non venga vietato per legge alle coppie omosessuali, dove uno dei due ha uno o più figli, di vivere tutti insieme. Nel caso specifico il compagno/a del genitore naturale verrà comunque considerato una sorta di "papà e/o mamma acquisiti " se si stabiliscono sinceri rapporti di affetto. Quale importanza potrà avere per un bambino/a lo status legale degli adulti che costituiscono la sua famiglia?

Temi spinosi, difficili, che ci imbarazzano, per ipocrisia o per cinismo, che vanno a mettere in dubbio il "dogma" della famiglia tradizionale......la nuova realtà che sta emergendo non collima con il quadretto dipinto talvolta dai media con le classiche famiglie felici, formate da mamma, papà e figli, senza problemi, dove tutti insieme, sorridenti, fanno colazione e poi fuori per andare a scuola e al lavoro. La grande paura dell'ingresso di nuovi concetti di "famiglia" sembra un copione già scritto ai tempi del dibattito prima sul divorzio e poi sull'aborto. Qui non si tratta tanto del "se", ma del "quando" le leggi prenderanno atto dei cambiamenti già avvenuti in gran parte del corpo sociale. E lo stesso si potrebbe dire della tutt'ora mancante legge sul "fine vita". Verrà anche il giorno in cui, più semplicemente, si dirà che il matrimonio è un atto riguardante due persone che si vogliono bene, indifferentemente dal loro sesso. Per ora dobbiamo osservare, stupiti e delusi, l'ennesimo scontro politico che si consuma indifferente ai desideri ed alle necessità di tante coppie, non solo omosessuali, perché, non scordiamolo, nel ddl in discussione si parla anche di diritti delle coppie di fatto eterosessuali e porrebbe fine alle tante ed assurde situazioni dove il compagno/a di una persona gravemente malata non può neppure recarsi al capezzale del suo caro perché non formalmente sposato.
Qui non si tratta di essere credenti di una qualche religione o agnostici o atei... qua si tratta di avere il coraggio di guardare alla realtà.
E' facile, anche per me, dire, d'impulso, che "un bambino per crescere ha bisogno di un papà e di una mamma", intesi come di un uomo e di una donna, senza riflettere di cosa ha veramente bisogno, affetto e cure. Riflessione che demolisce ogni certezza quando si incrocia lo sguardo di un bambino denutrito e sporco oppure vittima di violenze e soprusi......
MI chiedo...: " siamo certi che sia cosi essenziale che un bambino abbia accanto un papà e una mamma intesi come un uomo e una donna o più semplicemente due persone che sinceramente lo amino? "

Daniele Baldini