Dopo le aperture di Pasqua e Pasquetta di tanti negozi, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil Bologna lanciano la campagna "Stop alla spesa di domenica e nelle festività", ribadendo la totale contrarietà al provvedimento del Governo Monti in materia di liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali. Si parte, venerdì 13 aprile, con una massiccia distribuzione di volantini e affissione nelle bacheche sindacali dei punti vendita delle catene della grande distribuzione e nei negozi del centro storico.
Si prosegue con la richiesta di avvio di negoziati con le imprese che decidono di avvalersi della nuova norma, per concordare le condizioni di lavoro del personale (orari e salario) e per contenere le stesse aperture. Fisascat e Uiltucs proclamano, inoltre, l'astensione dal lavoro festivo per le giornate del 25 aprile e del 1° maggio e, a fronte di eventuali aperture in tali giornate, uno sciopero generale della categoria per il giorno 5 maggio con presidi e manifestazioni. Le aperture domenicali di questi primi mesi del 2012, secondo Fisascat e Uiltucs Bologna, stanno già evidenziando le conseguenze negative di questa scelta, per migliaia di lavoratori è evidente il peggioramento delle condizioni di lavoro e della qualità della vita. Non c'è, inoltre, nessun effetto positivo sull'occupazione del settore che da mesi registra invece una diminuzione, in conseguenza del calo generalizzato dei consumi. Il disagio crescente per i dipendenti, la maggior parte donne che, nei giorni festivi, non hanno servizi a supporto delle famiglie, deve essere – secondo le organizzazioni sindacali del commercio - assolutamente compensato, soprattutto poiché molti di loro hanno un contratto a part-time. Fisascat e Uiltucs rilevano, inoltre, gli effetti negativi generalizzati delle aperture, le piccole realtà distributive sono, infatti, sull'orlo della chiusura per l'impossibilità di far fronte alla concorrenza della GDO. Le organizzazioni sindacali lamentano, inoltre, il fallimento del tentativo della Provincia di Bologna di giungere ad un'intesa di auto-regolamentazione tra le aziende per un calendario annuale di aperture festive, a causa del rifiuto di Federdistribuzione addirittura di partecipare alla trattativa. "Questa liberalizzazione – dichiara Malgara Cappelli, segretario generale Fisascat Cisl Bologna - è particolarmente pericolosa perché non crea occupazione, ma anzi rischia di distruggerne. Gli oltre 160 lavoratori dei negozi Plenty Market in cassa integrazione sono, sul territorio bolognese, le prime vittime di questa liberalizzazione" . "Saranno, inoltre, gli stessi consumatori – prosegue Cappelli- a pagare questa liberalizzazione. L'apertura di una struttura commerciale ha costi che le imprese, nel breve-medio periodo, riverseranno proprio su di loro, con l'aumento dei prezzi. Questo provvedimento farà quindi pagare 'i soliti noti': i lavoratori dipendenti, con abbassamento di salario e diritti e i consumatori, già tartassati dagli altri provvedimenti, che faranno sempre più fatica ad arrivare a fine mese". "Siccome i consumi non aumentano – afferma Stefano Franzoni, segretario generale Uiltucs Bologna - le aziende, pur aprendo la domenica, dichiarano che le vendite complessive restano stabili, rendendo così evidente che il provvedimento del Governo non coglie nel segno". "Così- continua il segretario Uiltucs - la pretesa che sta circolando nelle imprese della distribuzione organizzata è di aprire un giorno in più a costo zero. Nessuna assunzione, orari di lavoro cambiati, nessun beneficio salariale".
Redazione
