Bologna in prima linea con un centro diagnostico per la lotta contro il tumore alla prostata e con il PCA3, nuovo test genetico specifico per il carcinoma della prostata, si è fatto un ulteriore passo avanti. Il nuovo test (APTIMA Detect Kit) si determina con strumentazione Gen-Probe DTS Systems accogliendo così l'esigenza clinica di indicare un'indagine che si pone come supporto complementare per una diagnosi più accurata e puntuale della forma tumorale prostatica. Ad oggi infatti non esiste un valore di dosaggio del PSA nel siero che consenta di escludere la presenza del cancro alla prostata ed inoltre l'esito della biopsia non risulta correlata alla diminuzione della mortalità. In Italia il cancro alla prostata è il più frequente negli uomini, con un'incidenza del 12% e supera il tumore del polmone che arriva circa al 10%.
Ogni anno in Italia si registrano quasi 43.000 tumori con più di 9.000 decessi (Istituto Superiore di Sanità). Circa 23.000 nuovi casi vengono scoperti ogni anno e di questi il 20% è già allo stadio di metastasi. Una diagnosi precoce seguita da intervento chirurgico, radio o chemioterapia può portare alla guarigione. Allo stato attuale, i pazienti con sospetta diagnosi di carcinoma prostatico vengono sottoposti al dosaggio del PSA, seguito dall'esplorazione digitorettale (DRE). La presenza di un carcinoma prostatico può elevare i livelli di PSA, ma l'aumento di questo antigene può essere dovuto a una serie di altri fattori e questo rende il PSA un parametro poco selettivo. Inoltre, nel 10-25% dei pazienti con risultato bioptico negativo la diagnosi di carcinoma prostatico viene successivamente confermata. Pertanto, il margine di incertezza rimane spesso consistente anche dopo l'esecuzione del test del PSA e/o della biopsia. "Con valori di PSA inferiori a 4 ng/ml – precisano gli Specialisti Urologi - la probabilità di cancro della prostata è del 25%. Dopo un prima biopsia negativa, il tumore della prostata presenta un'incidenza che varia dal 15 al 30% in relazione al PSA di partenza, al dato dell'esplorazione rettale e alla tecnica bioptica adottata. Tale probabilità scende intorno al 10% e in maggior misura alla seconda biopsia negativa." Pertanto il margine di incertezza rimane anche dopo il dosaggio del PSA e della biopsia. Il nuovo test consente di quantificare il livello di mRNA (RNA messaggero), corrispondente al PCA3 presente nell'urina, che viene iperespresso in elevate quantità nelle cellule neoplastiche della prostata e, se elevato, offre il vantaggio di predire una più alta probabilità di successiva biopsia alla prostata positiva. PROGENSA® PCA3, il primo test molecolare specifico per il carcinoma prostatico, si basa su una tecnologia innovativa e serve come ausilio nella diagnosi del carcinoma prostatico. L'accuratezza di PROGENSA® PCA3 come predittore di positività alla biopsia in soggetti con precedente esito negativo si è rivelata superiore rispetto al test ematico del PSA (Antigene Prostatico Specifico). Il test PROGENSA® PCA3 si avvale della tecnica della TMA (Transcription Mediated Amplification) per quantificare il livello di mRNA corrispondente al gene PCA3 presente in un campione di urina; maggiore è la quantità di PCA3, maggiori saranno le probabilità della presenza di una neoplasia. Diversi studi pubblicati su importanti riviste nazionali e internazionali (Urologia, Journal of Urology, British Journal of Urology International) hanno dimostrato che i punteggi ottenuti con PROGENSA® PCA3 si correlano con le dimensioni del tumore prostatico, cosa che può favorire l'identificazione, da parte dei medici, di quei pazienti che necessitano di una terapia aggressiva, differenziandoli da coloro che, affetti da forme localizzate e di basso grado, possono essere invece destinati alla vigilanza attiva. Il biomarcatore PCA3, in aggiunta ai dati clinici esistenti, sembra essere il candidato ideale per aumentare il livello di accuratezza nell'identificazione di questi pazienti, rappresentando una importante svolta per un certo numero di pazienti, in quanto faciliterebbe la decisione del medico sull'opportunità o meno di procedere con un'ulteriore biopsia (intervento che può essere doloroso e causare effetti collaterali indesiderati). Il Test del PCA3 aiuterà sicuramente ad evitare ripetute biopsie soprattutto in quei pazienti che presentano risultati contradditori, riducendo al minimo il senso di ansia e disagio spesso provato da chi deve convivere con il sospetto di un tumore alla prostata.Raffaele Parente
